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Francesco, in Polonia per il Training Course “No Panic”

5Sono arrivato a Cracovia il 22 luglio, con due giorni di anticipo, e mi sono subito innamorato di questa stupenda città, che ricordavo poco dal mio ultimo viaggio, nel lontano 2010. Sono rimasto affascinato dall’atmosfera medievale, dal suo stile architettonico armonioso, dalla vita notturna vivace e divertente e, per ultimo, ma importantissimo, dalla percezione di serenità che si respira nelle sue strade e nelle sue piazze, – ahimè, a mio avviso – ormai non più possibile nelle nostre città italiane.

Sono arrivato nel villaggio di Krezetow il 24 luglio nel pomeriggio, in compagnia di un volontario italiano ma residente in Germania e di una ragazza slovena anche lei volontaria. Durante la sosta a Czestochowa  ho incontrato casualmente l’altro volontario italiano, Lucio, ed abbiamo proseguito tutti insieme il viaggio verso Radomsko. All’arrivo alla stazione, abbiamo incontrato il resto del gruppo e alcuni organizzatori del Training Course, che, con il loro bus, ci hanno portato direttamente al grazioso villaggio di Krezetow.

Ho avuto subito un impatto positivo all’arrivo presso l’alloggio (un grazioso “agriturismo” dallo stile rustico) e, dopo aver depositato i bagagli nella stanza adibita a dormitorio maschile, mi sono recato entusiasta presso la sala conferenza per conoscere il resto del gruppo.
Successivamente mi sono accorto che nella zona in cui soggiornavamo era quasi assente il segnale GPRS per la ricezione degli apparecchi telefonici, e la connessione WiFi della struttura ricettizia era debole e poco estesa all’intera area in cui sostavamo. Ho avuto inizialmente un momento di panico e di  sconforto a causa di queste mancanze, per me indispensabili e assolutamente necessarie per proseguire la mia attività lavorativa, e propedeutici alla mia decisione di partire per questa esperienza internazionale.

Durante il progetto, alcune attività sono state interessanti mentre altre banali, secondo il mio modo di vedere. Gli organizzatori mi sono sembrati alle prime armi, nel modo di organizzazione alcune attività – come gli energiser, ripetitivi e noiosi e con scarso effetto. Inoltre, mi sono sembrati poco empatici e con un linguaggio del corpo poco emotivo, forse dipeso dalla loro cultura nordica. È stato interessante, invece, analizzare nel dettaglio, in una delle attività, la storia di qualcuno che aveva un periodo grigio della sua vita, per individuarne aspetti positivi attraverso una visione diversa della storia: spesso la nostra mente è propensa a concentrarsi sugli aspetti negativi, senza porre in alto gli aspetti positivi, che spesso sono superiori a quelli negativi.

4Altresì, è stato utile il contatto ed il confronto con altri volontari e presidenti di altre associazioni, i quali mi hanno fornito preziosi consigli per l’avvio e il funzionamento della mia associazione e per lavorare con progetti europei. Di non poca importanza ed utilità sono stati il confronto e lo scambio di idee con altri partecipanti del progetto, per un arricchimento personale e professionale. Durante quei giorni, ho potuto immergermi nelle bellezze della natura che circondava la nostra residenza, dalla Socrate walking (passeggiata nel bosco) ai momenti trascorsi al fiume bagnandomi alle 8 della mattina e all’osservare il gregge di pecore.

Sono contento dell’esperienza trascorsa e sono sicuro che il progetto abbia assolto almeno in parte gli obbiettivi che l’unione europea si prefigge di raggiungere, come quello di creare un senso di appartenenza ad una stessa bandiera, senza gli odi nazionalisti, e uniti verso l’obbiettivo comune di creare gli Stati Uniti d’europa.