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“EVS-TREASURE HUNT”, ERASMUS+

Maria Giovanna De Lucia, 19 anni

La mia prima esperienza all’estero, grazie al Servizio Volontario Europeo

Ricordo ancora il viso dei miei: impallidito, non credevano alle proprie orecchie. Sarei stata via un anno intero, caspita! Dodici mesi lontano dalla famiglia e dagli amici, dalla mia casa, dalla mia camera e da tutti gli ambienti in cui avevo vissuto da sempre. Bum! E così il cinque ottobre duemilaq20160229_152846-1uindici salgo su un volo Roma – Porto, probabilmente un volo qualsiasi per piloti e hostess, ma non per me: sarebbe stato un nuovo inizio. Da un giorno all’altro mi ritrovo in Portogallo. Ricordo perfettamente che la mia mente, al momento della partenza, era incontrollabile ma appena arrivata mi sono chiesta: “la mia mamma ospitante, come sarà?”. Dopo un giorno di viaggio, mi sveglio in una stanza diversa dalla mia, una stanza in cui rimarrò per dodici mesi. Sembrava un tempo così infinitamente lungo e alla fine si è rivelato, forse, troppo breve. Ho vissuto in una cittadina di nome Viana do Castelo. Dalla finestra della casa si vedeva un unico panorama: l’infinita bellezza dell’oceano atlantico. In ‘’breve’’ tempo ( circa 5 mesi) conosco praticamente una gran parte della popolazione, soprattutto grazie alla mia autonomia e intraprendenza, oltre che per le attività svolte come animatrice in un centro di accoglienza e aiutante educativa in una scuola di infanzia. Così fra lavoro e viaggi, fra eventi di organizzazione di Zumba e di arte/ fotografia, fra un salto al centro commerciale e un giro da Continente per fare la spesa per la casa, i dodici mesi sono volati. Ho imparato a convivere con i nuovi coinquilini. Ce l’ho messa veramente tutta per integrarmi in un ambiente nuovo per me e, in parte, ci sono riuscita. Ad alcuni amici scrivevo: <<Stare qui mi sta facendvoluntariado-a-turismoo capire come in fondo il nostro Paese sia importante e riconosciuto. Nei supermercati, se un cibo ha un nome che suona italiano è sempre quello che ha il prezzo più alto. I prodotti della Barilla e della Ferrero mi fanno sentire a casa! >>. Nonostante mi trovassi in un posto diverso, ero affascinata dalla nuova realtà che stavo conoscendo e non facevo altro che apprezzarla. Mi è piaciuta la tranquillità in cui ho vissuto in questo anno e, soprattutto, l’energia che avevo per affrontare nuove sfide. Ho sognato di poter rimodernare la mia vita, perché questo viaggio è stato una rivelazione. Mi ha fatto conoscere cose nuove e tutte interessanti e, ha aperto ancora di più i miei orizzonti. Vivere all’estero non vuol dire solo imparare una nuova lingua, ma vuol dire soprattutto vivere un’esperienza di vita che ti cambia profondamente. Nonostante l’esperienza duri un anno, quindi un periodo limitato della nostra vita, influenza le scelte per il futuro, le relazioni interpersonali e la quotidianità. Come tutte le esperienze, questa mi ha regalato gioie, difficoltà e dolori. La prima problematica da affrontare è quella di interrogarsi su se stessi in continuazione perché vengono a mancare le certezze accumulate nella “vita precedente” e provi smarrimento più volte, ma quando sei verso la fine ti rendi conto che ne è valsa la pena. La mia esperienza necessiterebbe di anni per essere razionalizzata e compresa fino in fondo. L’anno all’estero è sicuramente caratterizzato da forti emozioni, desiderio di conoscenza, voglia di imparare e grandi stimoli. La lezione più grande che ho acquisito è stata quella di maturare la capacità di sentirmi a mio agio in qualsiasi situazione o luogo senza perdere la mia individualità. Accostarsi al “diverso” è il preludio della conoscenza di qualcosa da scoprire, che può essere bene o male, ma resta comunque la strada giusta da percorrere. Forse trascorrere un anno fuori è stata, finora, la decisone migliore che abbia mai preso nella mia vita. È stato come uscire da una campana di vetro e osservare il mondo da un punto di vista diverso e capire che il tuo non è sempre il migliore. L’arricchimento che deriva dal contatto diretto con una cultura sconosciuta non è paragonabile a nessun’altra esperienza di viaggio di tipo turistico. Il contributo maggiore di questa esperienza per la mia crescita personale è dato dall’acquisizione della capacità di mettermi in gioco e guardare al futuro con maggiore libertà e disponibilità, considerando i percorsi alternativi con tranquillità. Oggi se mi chiedessero se rifarei questa esperienza, risponderei: “cento, mille, un milione di volte, se possibile.” Non ho il minimo dubbio.